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| Le parole... | Martedì 28 ottobre il giornale "IL QUOTIDIANO" pubblica il seguente articolo:
PALMI 28 ottobre 2008 il
pino della cittadella di palmi "Tanti anni fa quando ero più giovane, godevo di un ottimo panorama. Avevo la possibilità di vedere il sole sorgere e tramontare senza sforzarmi di alzare la chioma e cercare con gli occhi il mare e il cielo. A sinistra vedevo il monte S.Elia, un pò al centro la Sicilia con lo stretto, e il mio sguardo spaziava fino a vedere la torre di guardia di Taureana. L'aria era pura e fresca, e attorno a me c'era un vivaio con piante e fiori di ogni genere. Se guardate bene c'è ancora qualche palma che cresce allineata con altre che ricorda quel tempo. Ma l'uomo mi ha tolto tutto questo per soddisfare le sue necessità, e pensando di farmi un piacere, mi costruì un "podio", come vedete, con due scalinate di cemento, un monumento, quasi, come se io fossi morto. Ma forse fu allora che incominciai a morire perchè le mie radici soffocano nel cemento, cercano di farsi spazio nelle fessure che vedete ai vostri piedi, se venite a trovarmi, ma io soffro. Poi mi tolsero l'ultimo conforto che mi rimaneva, il mare, costruendo questa villa davanti a me, tra me e l'azzurro del Tirreno. Mentre costruivano il tetto, dovettero tagliarmi dei grossi rami che ostacolavano la sua realizzazione. A me però non hanno pensato. Chi passa da qui, forse neanche mi vede, abituato com'è a non osservare quello che c'è davanti ai suoi occhi. Pochi si fermano e mi chiamano "maestoso", ma non si accorgono che la mia chioma non è maestosa come prima. Riesco a sorridere solo quando i bambini si fermano a giocare sotto il mio tronco e penso a quante generazioni sono passate sotto i miei rami e a quanti uccellini hanno nidificato sulla mia chioma. Ma chi sono? Io sono un "pino furioso", ma perchè questo nome, se il mio vero nome è Pinus Pinea? Sono
un pino furioso per tante ragioni, ma il mio problema principale è l'uomo. Io
sorgo sulla strada principale della Cittadella, primo vero nucleo di Palmi.
Ora affacciatevi sulla strada. Ecco questa strada prima non c'era. Attorno c'erano le baracche costruite dopo il terremoto del 1908. Io vivevo nel cortile di una di quelle baracche. E fu appunto per costruire questa strada che l'uomo scavò le mie radici; demolì le case di legno, e costruì "tanti alberi di pietra" per gli uomini, " questi uccelli dalle ali tarpate" come dice il più illustre scrittore del nostro Paese, Leonida Repaci; seminò cemento dappertutto e pose me su questo piedistallo per togliermi la vista infinita sul mare di Oreste. A
quel tempo mi sentivo il re del mare... Oggi mi
sento un re costretto a vivere nel cemento... Cosìcché se
voglio godere del panorama stupendo dello stretto di Messina, se voglio
dialogare con la Fata Morgana, scorgere lo Stromboli sempre fumante e
contare le isole Eolie come si fa con i sassolino buttati nell'acqua...
Devo tirare su la mia chioma, tirar su la mia testa per affermare che,
nonostante tutto, esiste ancora il legame tra me e la natura. Alla strada
l'uomo ha sacrificato me. Nessuno pota i miei vecchi rami, nessuno da
più spazio alle mie radici... E quei cassonetti della spazzatura... Per
fortuna sono così alto! Ma vi garantisco che l'odore sgradevole arriva
fin quassù e allora per distrarmi guardo verso la Torre e poi verso la
Marinella, l'antico borgo di marinai, una volta stracolmo di barche che
portavano tanta merce. E
come un vecchio nonno potrei raccontarvi tante leggende, tante storie,
come quella di Oreste che venne qui per guarire dal rimorso di avere ucciso
la madre, oppure quello della bellissima Donna Canfora che preferì morire
pur di non seguire i suoi rapitori saraceni. Non
ci crederete, ma il diavolo che fu scaraventato giù dal monte S'Elia,
passò proprio sulla mia chioma prima d'immergersi nel punto in cui c'è
il vulcano Stromboli. Ho
bisogno che qualcuno s'interessi a me e per questo mi descrivo minuziosamente
nella speranza che chi deve curare il verde del paese s'interessi a me. Dicono che io abbia superato i due secoli. Sono vecchio? Non penso. Per noi il tempo non passa come voi umani. Durante questi miei lunghi anni ho visto la lotta degli uomini per sopravvivere ai pirati, al terremoto, alle alluvioni, alla siccità; ho visto la sofferenza, il dolore, la miseria nei loro occhi ed ho sofferto per loro. Ho bisogno di aiuto, nessuno si accorge di me, sono un vecchio pino calabrese, ma credo di farcela se qualcuno si prende cura di me. Voi che vi affacciate dalla villa Mazzini e guardate verso la Torre e vi stupite per la bellezza del panorama sullo Stretto... Pensate che sarebbe lo stesso senza di me?" Questo
appello è stato già pubblicato il 22 agosto 2002 sul sito "Il mito
di Oreste nella memoria palmese" Gli esiti sono stati modesti,
i cassonetti della spazzatura sono stati allontanati solo di alcuni metri,
non certamente per evitare che il pino respirasse l'odore sgradevole della
spazzatura. Nel dicembre del 2007, l'appello viene nuovamente pubblicato su questo sito personale, invitando i visitatori ad inviare alle autorità comunali una email. Ne sono arrivate centinaia, ma nessuno le ha mai lette. Gli
autori di questo lavoro, salutano per l’ultima volta il pino della
Cittadella, sperando che tutte le persone che hanno ammirato la sua maestosità
possano conoscere il suo triste e doloroso dramma. |
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| Un pezzo di storia | ||||||||||||||||
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