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Recupero del ceppo d'ancora La storia Il ritrovamento di questo ceppo d'ancora del VII sec. a.C., non è stato un evento occasionale, ma il frutto di una lunga ed estenuante ricerca durata tanti anni. Intorno alla fine degli anni ottanta, chiacchierando con un amico appassionato di pesca con le lenze, mi raccontò, quasi annoiato, che alcuni giorni prima, mentre stava pescando dalla sua barca, fu colto da un improvviso temporale che lo costrinse ad abbandonare in mare l'ancora incagliata con tutta la sua cima. Sicuro di fargli piacere proposi la mia disponibilità a recuperargli ancora e cima. Passarono alcuni giorni, il mare si era placato ed il tempo era ritornato bello come sempre. Partimmo dalla Tonnara di Palmi e dopo pochi minuti di navigazione sul mio gommone arrivammo sul posto dove dovevo immergermi; durante la vestizione ci mettemmo d'accordo che avrei mandato in superficie la cima dell'ancora legata ad un piccolo pallone di sollevamento. Non fu molto difficile ritrovarla aiutato dal suo colore bianco, essa era poggiata disordinatamente su dei grossi massi, la seguii e ritrovai l'ancora incagliata dentro una buca, con cura la richiusi e la posai su uno scoglio. Completai il recupero con l'estremità della cima, che era molto più giù aggrovigliata su una grossa concrezione. Con calma la legai al palloncino, misi dentro aria dal mio erogatore e velocemente guadagnò la superficie. Una volta effettuato il recupero, avendo sufficiente aria decisi di scendere sul fondo che si trovava a circa quaranta metri; volevo dare un'occhiata ad una splendida colonie di Pinne Nobilis(1) giganti, che in precedenti immersioni avevo visto in quella zona. Girai avanti e indietro alcuni minuti, poi improvvisamente un'ombra più scura, distante una ventina di metri, mi condusse verso le splendide Pinne Nobilis. Erano proprio loro, raccolte in uno spazio di non più di cinque sei metri quadrati ne vidi una trentina, erano grandissime, ad occhio calcolai che dovevano essere alte settanta o ottanta centimetri. Girai intorno ad esse e le osservai con attenzione, poi mi adoperai ad allontanare un grosso pezzo di plastica che si era aggrovigliato sulla base di alcune di loro. Restai ancora qualche minuto ad osservarle mentre filtravano il loro cibo dalla piccola apertura tra le valve. Quello splendido spettacolo mi aveva fatto scordare lo scorrere del tempo, ma una rapida occhiata agli strumenti mi segnalò che era ora di tornare indietro. Avevo quasi superato il fondale fangoso ed ero prossimo ad iniziare la mia risalita lungo la ripida catasta di giganteschi massi, quando improvvisamente mi sentii bloccato nei movimenti, cercai di girarmi per capire cosa era successo, ma mi muovevo con grande difficoltà, intanto il movimento delle mie pinne aveva sollevato un gran "nuvolone" di fanghiglia che oscurò la mia vista. Non persi la calma, pensai un attimo e poi affondai le mani nel fango e mi spinsi per ritornare indietro, avevo ben compreso che un appendice della mia attrezzatura si era incastrata in qualcosa che non avevo visto. I miei occhi non vedevano niente per cui incominciai a tastare il fondo, toccai una specie di spuntone che usciva dal fango, lo tastai ancora con attenzione e mi accorsi che il fermo dell'estremità del retino, che portavo sempre in una tasca del mio GAV(2), si era impigliato su questo strano oggetto, lo sgancia e lo lasciai sul posto. Iniziai la mia lenta risalita verso la superficie, sperando che l'aria residua ancora presente nell'autorespiratore mi consentisse una decompressione completa. Tutto andò per il verso giusto, non accadde nulla. Feci trascorrere alcuni giorni e programmai una nuova immersione sullo stesso posto, non certamente per recuperare il mio retino, ma principalmente per vedere cosa poteva essere quello strano oggetto che non avevo visto ma che avevo più volte toccato. Quello che m'incuriosiva era la sua forma e gli angoli squadrati da ambedue le parti, poteva essere un manufatto, forse il ceppo di una grossa ancora, bisognava solo verificare. Dovetti rimandare la mia immersione di una settimana a causa del mare troppo agitato. Finalmente il tempo si era ristabilito ed io potei effettuare la mia immersione che doveva placare la curiosità di sapere cosa poteva essere quello strano oggetto che spuntava dal fango. Quell'immersione fu totalmente infruttuosa, non riuscii a vedere nulla, anche il mio retino era scomparso. Feci molte altre immersioni per tutto il mese di settembre, senza riuscire a trovare nulla, eppure la colonia di Pinne Nobilis giganti era un preciso punto di riferimento, feci mille ipotesi, tra tutte, quella che mi convinse ad abbandonare la ricerca fu quella che le correnti sottomarine avevano coperto tutto con sabbia e fango. Negli anni successivi provai e riprovai tante volte, sperando di trovare quello che non avevo visto con gli occhi ma col tatto. Ormai non speravo più di trovare quello che cercavo, così un giorno decisi di raccontare tutto ad un fraterno amico, anche lui subacqueo e titolare di un diving, insieme, pensai, avremmo avuto maggiori possibilità di trovare quello che per me stava diventando una chimera. Anche questa nuova ricerca si dimostrò talmente infruttuosa e demoralizzante tanto da convincermi ad abbandonare. Passò tutto l'inverno di quell'anno, poi un giorno del mese di luglio del 1999, ricevetti una telefonata dal mio amico "Ciccio", il proprietario del diving, il quale m'invitava ad andare a fera un'immersione con lui. Accettai l'invito e lo stesso stabilì l'ora, il giorno ed il luogo dell'appuntamento, cioè al diving. Ciccio era, (purtroppo non è più con noi) un grande amico, una persona di un cuore grande, che si adoperava per tutti, sacrificando sempre in nome dell'amicizia, denaro, tempo, lavoro e famiglia. Ma come sempre accade in questo mondo di "lupi", qualcuno ha approfittato in modo vergognoso della sua naturale disponibilità a soccorrere chi aveva bisogno. Proprio per i suoi molteplici impegni, spesso non era nella condizione di rispettare gli appuntamenti, lo conoscevo bene, infatti il giorno prestabilito si presentò al diving con parecchie ore di ritardo. Durante l'attesa, per accorciare i tempi, avevo preparato le attrezzature che erano già sistemate sul gommone. Passarono solo pochi minuti dal suo arrivo ed eravamo già in navigazione verso una meta che non conoscevo; dove andiamo chiesi a Ciccio, lui mi guardò con un sorriso e disse: " oggi sarà un giorno felice per te, ho trovato l'ancora". La gioia di quella notizie mi creò una forte agitazione ma anche tanta gioia, finalmente potevo vedere quello che avevo lungamente cercato. Durante la discesa immaginavo quell'oggetto come una creatura meravigliosa, poi improvvisamente intravedi poggiata sul fondo la sua sagoma, mi avvicinai lentamente, quasi con rispetto e mi resi subito conto che doveva essere grandissimo, anche se dal fango affiorava solo una parte di un braccio. Mi avvicinai, lo osservai girandogli intorno, poi improvvisamente, spinto da una grande felicità, mi tolsi l'erogatore dalla bocca e lo baciai. Con noi c'era una giovane ragazza di Palmi, una persona speciale, ancora giovanissima, ma laureata in medicina e specializzata in oncologia, sicuramente mio portafortuna, infatti durante la risalita ho individuato un secondo ceppo, ma molto più piccolo rispetto al primo. Un volta a bordo del nostro gommone, la giovane dottoressa mi ha confidato le sue emozioni nel vedere quei reperti e poi ha aggiunto: "ho provato una forte commozione nel vederla baciare quell'ancora". Finalmente mi sentivo appagato, ora bisognava informare le autorità del ritrovamento ed ottenere le autorizzazioni allo scavo e al recupero. Grazie alla fattiva collaborazione della Dott.ssa R. Agostino della Spraintendenza Archeologica di Reggio Calabria, tutto fu risolto in breve tempo. Il gruppo di lavoro composto dal sottoscritto Enzo Ciappina e dagli amici Francesco Brando e Alberto Jeraci hanno donato all'ammirazione e allo stupore di tutti due reperti che fanno parte della storia dell'uomo. Le fasi dello scavo e del recupero sono contenute nel video.
(1)Pinna
nobilis comunemente nota come Nacchera o Pinna,
è la più grande
bivalve
presente nel
Mar Mediterraneo.
Può raggiungere un metro di lunghezza. Vive sottocosta, fissata con la parte appuntita della sua
conchiglia triangolare nella sabbia o nella roccia. Per
nutrirsi e respirare pompa l'acqua nella cavità del mantello
mediante un sifone inalante e poi la emette attraverso uno
esalante. La conchiglia della Pinna nobilis può
arrivare al metro di altezza per questo, per il
collezionismo o la rara presenza di piccole perline
irregolari di colore arancio di nessun valore commerciale, è
stata ed è una specie oggetto di pesca con gravi conseguenze
per la sua sopravvivenza. Le valve hanno il margine
posteriore arrotondato e presentano una ventina di coste
radiali con scaglie a forma di canali. Il colore è bruno con
scaglie più chiare; l'interno è bruno e lucente con la parte
anteriore madreperlacea.
(2) GAV=Giubbotto ad assetto variabile (GAV) è un accessorio utilizzato per le immersioni subacquee al fine di aumentare la capacità di controllo del livello di profondità da mantenere sott'acqua, mantenendo un assetto stabile e una profondità costante, oppure per immergersi o emergere in modo controllato.
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| Lavorazione web Enzo Ciappina |