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Le parole

Angolo delle Palle...late

Palle...late è un piccolo angolo aperto a brevi narrazione di grosse "Balle". Chiunque volesse inviarci del materiale su questo argomento può farlo, utilizzando il seguente indirizzo e-mail: vinciappina@hotmail.it

Il materiale ricevuto, sarà attentamente esaminato,  se ritenuto idoneo verrà pubblicato in questo spazio. Ogni brano riporterà il nome ed il cognome dell'autore.

 

Le parole
L'Italia che non vorrei
I diversamente
Qualcuno era garantista
L'antilingua
 
 
 
 
 
 
 
 

 Qualcuno era garantista

Aricolo tratto da:

 

Qualcuno era garantista

dSostiene Proudhon (del 15/07/2006 @ 18:13:24, in Politica)

Diceva Michele Apicella “le parole sono importanti!”, ed aveva ragione perché se del significante non c’è, tra chi parla e chi ascolta, una comune interpretazione in quanto a significato, la comunicazione fallisce e il messaggio risulta poco chiaro; quando poi questo fraintendimento è frutto della malafede di un partito che ha fondato il suo essere – e il suo successo – su determinate parole (vedi liberale e garantista), girano anche un po’ le palle. Ecco che garantismo diventa un suono vuoto.

Qualcuno era garantista, ma questa parola/qualità si è svuotata di senso, strattonata da destra e sinistra, mistificata un po’ più a destra, maltrattata decisamente a sinistra, abusata, usurata e infine calpestata, come con il caso D’Elia di questi giorni. Contro di lui una campagna mediatica di fiera indignazione (e disinformazione) che non merita di essere ripercorsa, basti sapere che il teorema morale che l’ha cavalcata è l’incompatibilità di un soggetto come Sergio D’Elia – ha scontato una condanna di secondo grado per reati gravi legati all’appartenenza a Prima Linea negli anni di piombo – con cariche istituzionali quali deputato e segretario della Camera. Il problema dell’interdizione ai pubblici uffici attiene ad una materia già rigidamente regolamentata, e se D’Elia ha potuto essere eletto nelle file della Rnp è perché, visto il suo pentimento ed il costante impegno civile per la democrazia e la non-violenza (un esempio fra tutti, l’associazione Nessuno Tocchi Caino), il Tribunale di Sorveglianza e la Procura Generale di Roma gli hanno restituito nel 2000 i pieni diritti politici (la storia completa è contenuta nel dossier D’Elia che merita di essere letto). Non si tratta quindi di una situazione illegale o moralmente discutibile: è piuttosto la triste pantomima dei cosiddetti garantisti che rovesciano e distorcono il significato delle cose; a cominciare da Giovanardi che usa due pesi e due misure a seconda che si tratti o no di compari di partito, passando per la Carlucci e forzisti vari che chinano tristemente il capo di fronte alla “sconfitta della democrazia e delle istituzioni”.

La pregiudiziale D’Elia – che si è spinta fino ad una mozione ad personam firmata da Udc e Fi, poi ritirata per “manifesta inferiorità” – è la riprova dell’anticultura istituzionale berlusconiana. Tra stampa e parlamento, in un colpo solo il centrodestra ha contraddetto il suo presunto primato garantista e ha rinnegato la funzione rieducativa della pena che costituisce il fondamento (teorico) della detenzione carceraria. Sergio D’Elia ha sbagliato, ma non si è limitato a pagare, è andato ben oltre, la sua redenzione è stata vera e critica, e il suo lento, graduale, sudato ritorno nella società rappresenta semmai una vittoria – e non una sconfitta – per la democrazia e le istituzioni.

Che si possa non essere d’accordo, non vi son dubbi, ma quel che disturba è l’appropriazione indebita – quasi il saccheggio – di certe parole che diventano etichette prive di ogni contenuto. “Le parole sono importanti!”, e allora abituiamoci a chiamare le cose con il loro nome, a cominciare dalla concezione della giustizia nella Cdl, che garantista di sicuro non è.  
    Lavorazione web Enzo Ciappina