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Le
parole... |
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In
questo angolo, che per questioni personali ho voluto chiamare Palle...late,
cercherò di raccontare, nei limiti delle mie capacità narrative, storielle
che ho ascoltato in vari posti:
Molto
spesso la sala d'aspetto del mio barbiere diventa un salotto neo-culturale,
dove si trattano gli argomenti più svariati. Il calcio è sicuramente quello
più dibattuto, ma non sono infrequenti discussioni sulle malefatte dei
politici locali o nazionali, solo qualche volta si ascoltano succose e
fantasiose avventure, narrate da qualche cliente che vuole esaltarsi.
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Mentre
il barbiere taglia i capelli ad un suo cliente gli chiede: che cosa
hai visto ieri sera in televisione? - Ho visto un bellissimo documentario
sugli animali con uno scienziato molto bravo, del quale però non ricordo
il nome - Riprende a parlare il barbiere: Si, molto
bello, l'ho visto anche io, lo scienziato si chiamava Darwin, uomini
come lui non dovrebbero morire mai. Il cliente indispettito
per la grande sciocchezza(secondo lui) detta dal barbiere risponde:
Chi diciti mastru Melu, u vitti chi u ntervistavanu a fini du
firmi. Il barbiere, sicuramente più colto del suo cliente, risponde
a tono dicendo: Sumeri, chi cazzu dici, Darwin moriu nto 1800, comu
facivanu pe mu intervistanu, forsi intervistaru l'attori? Il cliente
zittito dalla evidente cultura del barbiere risponde: Chi ndi sacciu
eu.
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Siamo
sempre dal barbiere: Un anziano signore che per lunghi anni ha gestito
un cinema, è seduto comodamente sulla poltrona, mentre il barbiere
è intento a tagliargli i cappelli. I clienti in attesa, sono tutti
in silenzio e aspettano che Don Sarino incominci a raccontare
una delle sue fantasiose avventure nate sicuramente dalla visione
di centinaia e centinaia di film. Dopo qualche minuto di silenzio,
mastro Melo, strizzando l'occhio ai presenti dice: Don Sarino perchè
non raccontate a questi giovanotti cosa vi è accaduto quando eravate
militare? (Don Sarino, non mai ha fatto il militare perchè riformato
per piedi piatti).
Haa, cosa devono sapere questi giovanotti moderni dei pericoli che
abbiamo corso in guerra!!! L'abbrivio era stato dato, la parola era
passata a Don Sarino. " Ci trovavamo
sulle montagna dell'Alto Adige in una postazione molto avanzata del
Genio guastatori, molto vicino al confine col l'Austria.
Il comandante, mio carissimo amico, mi chiamò in disparte e mi disse:
" tu sei uno dei miei migliori uomini, ti affido una missione
molto pericolosa, devi portare questo dispaccio segreto ad un gruppo
di nostri uomini, che nascosti in una grotta, in cima a quella montagna,
spiano le mosse del nemico. Devi partire domani mattina molto presto
e ritornare prima che tramonti il sole, quella zona è piena di lupi
molto pericolosi, potrebbero attaccarti.
La mattina seguente appena si alzò il sole preparai i mio mulo e partii
verso la cima della montagna. Il viottolo che percorrevo era molto
stretto e pieno di pietre, tuttavia senza alcun timore portai a compimento
la mia missione. Erano le prime ore del pomeriggio quando incominciai
a scendere a valle, la nebbia oscurava il passaggio in mezzo ai fitti
alberi del bosco e ciò rallentò il mio cammino. Fino a quel punto
non incontrai nessun lupo, tuttavia tenevo in mano la mia pistola
pronta a sparare. Erano passate parecchie ore dalla mia partenza ed
incominciavano a calare le ombre della sera, così spronai il mio mulo
nel tentativo di accelerare il passo. Poi improvvisamente un forte
ululato dietro le mie spalle mi segnalò la presenza dei lupi, mi girai
e vidi che ero seguito da un branco di lupi, spronai più volte il
mulo e poi cercai di prendere la mira per colpire il capo branco.
Per mia somma sfortuna il ramo di un albero urtò il mio braccio e
la pistola volò via. A quel punto l'unica cosa che potevo fare era
quella di frustare il mio povero mulo per farlo andare più veloce.
Ma a nulla era valso questo mio tentativo, i lupi erano quasi attaccati
agli zoccoli del mulo, tuttavia a testa in giù continuai la mia folle
corsa, mi restava poco per arrivare al campo. Scesi tremolante dal
mulo e mi accorsi che i lupi se lo erano mangiato per metà. Il mulo
aveva fatto la sua sfrenata corsa solo sulle zampe anteriori".
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Il
secondo racconto di Don Sarino è quasi identico al primo, ma con un
unica fondamentale differenza, l'attacco dei lupi è avvenuto in modo
diverso. - "... dopo la precedente
esperienza, mi giravo molto spesso per vedere se mi seguivano i lupi,
poi d'improvviso, a pochi metri di distanza vidi un lupo bianco su
un ramo con la bocca aperta pronto a saltarmi addosso. Con prontezza
di riflessi stesi il mio braccio e lo ficcai dentro la sua bocca,
poi agguantai le sue budella aiutandomi con l'altra mano lo rivoltai
e lo sbattei violentemente per terra. Gli altri lupi, che erano in
attesa dietro gli alberi, si ritirano subito, avevano capito con chi
avevano a che fare".
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Il
terzo ed ultimo racconto di Don Sarino in qualche modo si ricollega
ai precedenti. " La guerra era finita da qualche tempo
quando un giorno ricevo una bella lettera dal mio amico comandante.
In questa sua missiva m'informava che si era ritirato a vivere in
Africa, dove aveva acquistato una tenuta proprio vicino alla foresta,
sarebbe stato lieto se avessi accettato il suo invito di andarlo a
trovare. Accettai di buon grado l'invito ed il giorno dopo feci
il biglietto e partii per l'Africa. La sua casa era bellissima e piena
di comodità, c'era perfino la piscina. Un giorno, mentre passeggiavo,
mi ritrovai nei pressi della foresta e con curiosità mi inoltrai.
Ero intento ad osservare quella bellissima vegetazione quando mi accorsi
che a pochi passi c'era un grosso leone che mi guardava fisso negli
occhi. Con apparente noncuranza mi girai e con passo lento tentai
di percorrere la strada che mi separava dalla casa. Anche il leone
a passi lenti mi seguiva, poi, preso dalla paura incominciai a correre
come un pazzo, ma il leone era proprio dietro di me. Improvvisamente
un provvidenziale ed inaspettato colpo di diarrea mi salvò la
vita. Il povero leone mise le sue zampe sulla mia merda che lo fece
rotolare pesantemente a terra".
Agli
inizi della mia carriera d'insegnante, fui mandato ad insegnare in una
scuola non molto lontano da Palmi. Qui ebbi la fortuna di
conoscere e fare amicizia con il capo dell'istituto, una persona straordinaria
per simpatia, intelligenza, disponibilità nei confronti di tutti, ma con
una naturale tendenza ad ingigantire le cose o per meglio dire a raccontare
delle balle. Ciò aumentò ulteriormente la mia stima e simpatia nei suoi
confronti. Da amici comuni mi è stato detto che anche il fratello raccontava
fatti straordinari, che solo delle menti eccezionali possono partorire.
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"...fin
da ragazzo sono stato una testa calda: ricordo che ero nella mensa
ufficiali a pranzare, quando notai che il cameriere che serviva
tutti gli ufficiali, passava sempre a qualche millimetri da me, con
il rischio che se mi avesse urtato, le pietanze che teneva in mano
me le avrebbe sicuramente rovesciate addosso. In uno de suoi continui
passaggi lo chiamai e con tono perentorio lo informai che se avesse
continuato a sfiorarmi, gli sarebbe successo qualcosa che neanche
minimamente poteva immaginare. Al mio invito rispose con un
sorriso ironico ed un dondolio di assenso della testa. Passarono solo
pochi minuti ed eccolo che volutamente piega un piatto e rovescia
il liquido contenuto sulla manica della mia divisa. Con rapidità felina
mi alzai appioppandogli un violentissimo calcio nel sedere che lo
fece stramazzare a terra con tutti i piatti, poi lo rigirai a pancia
per aria e con la forchetta che tenevo in mano gliela ficcai nelle
pancia incominciando ad arrotolare le sue budella che infine
gli misi in bocca dicendo: mangia brutto stronzo, questi sono più
buoni degli spaghetti che porti tu".
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Dal
racconto di un amico: Paolo, appassionato di fotografia si stava
recando in un negozio di materiale fotografico per avere informazioni
e prezzi su un nuovo obiettivo per la sua reflex, quando incontra
un signore del quale non ricordo il nome. Dopo i saluti di rito, Paolo
spiega dove aveva intenzione di andare e perchè. Devi sapere, risponde
l'altro, che io possiedo due obiettivi straordinari che ho comprato
in Germania. L'ignaro Paolo chiede: che obiettivi sono? Sono obiettivi
eccezionali risponde, ma di che marca sono?, insiste Paolo, e l' altro
risponde: ti ho appena detto che sono superbi. Ora ti faccio un esempio,
in modo che tu possa renderti subito conto. L'altro giorno ero
sul balcone della mia casa, quando mi venne l'idea di prendere questi
obiettivi. Dopo aver girovagato ad osservare tutta la piana di Gioia
Tauro, li puntai verso Messina. (dal paese di questo signore, non
si può assolutamente vedere Messina perchè coperta dalle vicine montagne,
mentre la distanza in linea d'aria non è inferiore ai 20 chilometri).
Continua il suo racconto dicendo:Prima diedi un'occhiata su tutta
la città, poi puntai gli obiettivi verso piazza Cairoli. Qui
vidi seduti ad un tavolino di un bar due miei carissimi amici, poi
con curiosità guardai dentro i bicchieri che si trovavano sul tavolino
e scoprii che quei due disgraziati stavano mangiando la granita al
limone che a me piace tantissimo.
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Paolo
racconta: Era una calda sera d'estate e dopo cena decisi di uscire
per fare quattro passi con gli amici. Dopo alcuni minuti si
unì a noi il solito amico ed insieme incominciammo a chiacchierare.
Mentre parlava mi guardò negli occhi e disse: Paolo mi sembri stanchissimo,
sei andato a donne? Sorridendo risposi che ero molto stanco perchè
ero stato tutto il giorno in acqua a fare pesca subacquea alla Marinella
di Palmi, dove avevo pescato una bella cernia. A questo punto si scatena
la sua fantasia: Devi sapere che io sono un assiduo frequentatore
di questo posto dove, da molto tempo pratico la pesca subacquea. Non
ti dico quanto pesce ho pescato perchè ti spaventeresti, sappi però
che pescare mi è venuto a nausea, vado soltanto per sedermi sulle
calde pietre, prendere il sole e fare il bagno. Ora ti racconto cosa
mi è accaduto l'altro giorno: Ero seduto al sole per prendere l'abbronzatura,
quando sentii il bisogno di rinfrescarmi facendo una bella nuotata.
Nuotavo tranquillamente in quell'acqua trasparente, quando a poche
decine di metri di distanza vidi la pinna di un pescespada che puntava
velocemente su di me. Appena mi fu vicino lo evitai con un'abile virata,
ma il pesce, che non aveva capito con chi aveva a che fare, tornò
minacciosamente verso di me. Questa volta gli saltai addosso e con
tutte le mie forze gli diedi un pugno sulla testa e gli staccai la
spada, poi mi girai verso la bestia e gli dissi: Vieni avanti stronzo
che combattiamo ad armi pari.
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