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- Da
questi brevi brani, tratti dal mio libro "Ricordi d'infanzia",
si può evincere il mio amore per il mare:
-
"E
tu povero mare, quante ne hai viste e sopportate nella tua lunga esistenza,
tu ci hai dato la vita e tutti noi con la nostra miopia e ottusità,
ti abbiamo fatto diventare un “cesso”. Per lungo
tempo abbiamo scaricato dentro il tuo stomaco la merda di intere
generazioni, e oggi abbiamo l’ardire di lamentarci che le tue
antiche acque sono divenute sporche e schiumose. La colpa non è tua,
amico caro, siamo troppo stupidi ed egoisti per capire il male che
ti stiamo facendo, e loro, “ gli stronzi”, quelli che
detengono il potere, che non hanno fatto nulla per evitare di ridurti
in queste misere condizioni, oggi galleggiano, insieme a tanta altra
spazzatura umana, su faraoniche costose imbarcazioni, sulla tua acqua,
laddove un giorno navigò Ulisse.
Mare,
amico mio, non confidare nella saggezza o nell’onestà di noi
uomini, siamo troppo fragili e corruttibili, diffida, non aspettare
oltre, prendi la tua decisione, prima che venga la tua fine".
"...Passarono
alcune settimane, mi ricordai di quel polpo, che con materna dedizione
soffiava ai suoi piccoli l’ossigeno della vita; ritornai in quel
posto, ma non vidi più nulla, solo piccole tracce della loro presenza
in quell'angusta tana, da dove i piccoli avannotti avevano intrapreso
il millenario percorso della vita e della morte. La povera madre
che per settimane si era dedicata a loro, disfatta dall’immane
fatica, era diventata il pasto per altri pesci, i resti del suo
corpo sbiancato e molliccio giacevano poco distante, circondati
da una festante miriadi di granchi, castagnole ed altri piccoli pesci.
Ma
più in là, improvvisamente, vidi sorgere dal tramonto della morte, la
luce di un’antica vita, conservata per secoli dal mare, la sua
immagine illuminò i miei occhi e mi riempì di gioia e felicità, mentre
il pulsare del mio cuore tuonava dentro il mio petto come il mare in
tempesta. Non osai toccare, dimentico del tempo, ammirai le sue belle
forme sulle quali si era formata altra vita. Rientrai in me stesso,
mi fermai a controllare, era troppo tardi, dovevo andar via, la
salutai con la mano e le dissi: ritornerò a trovarti".
Sonno antico
Laggiù
in fondo al mio amato mare,
laddove regna silenzio e serenità,
sdraiati su un bianco letto,
intravedo come ombre celate dal tempo,
i segni di un passato antico.
Sono là, fermamente avvinghiati al loro secolare custode,
forti e belli come un tempo,
intimoriti soltanto dalla presenza dell'uomo.
Un brivido d'infinita gioia percorre il mio corpo,
mi avvicino li guardo, li ammiro, li accarezzo,
e con paterno affetto rimbocco le loro coperte,
sperando che l'umana ingordigia non disturbi il loro secolare riposo.
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